Oceano Male

tra il dire e il fare c'è di mezzo il male

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Need for Speed: Tangenziale Chronicles

Di Leslie Nietzsche

Vi è mai capitato di essere superati sia a destra che a sinistra da un milione di maledetti motorini guidati da bori con il quoziente intellettivo di Trucebaldazzi? E nel frattempo rischiare di prendere in pieno un tizio che stava attraversando fuori dalle strisce alla vecchia maniera “passo io, quindi ve dovete fermà tutti”? A me sì. Parecchie volte.

E ogni volta che inchiodo per evitare di uccidere il suddetto, quest’ultimo si avvicina con camminata sciolta e arrogante, picchietta sul finestrino e fa “ma non m’hai visto o sei stronzo?”. La risposta più ovvia a tale domanda sarebbe “ovviamente non l’ho vista, ero impegnato a evitare di trasformare tutti quei centauri in simpatiche angurie che si sarebbero sfracellate sull’asfalto lasciando dietro di loro una scia rosso sangue! Mica mi diverto a far cacare addosso i dementi come lei! Ah, mi perdoni, quasi dimenticavo, ‘stronzo’ glielo dice a quella vecchia giovenca obesa strafatta di crack che l’ha messa al mondo urlando in Autogrill. Le auguro una discreta giornata”.

Se avessi avuto 10 centesimi per ogni volta che ho desiderato tirare il freno a mano sul Grande Raccordo Anulare e fare un massacro in testacoda, a quest’ora sarei in grado di vincere una causa contro Berlusconi.

Si sa, i giudici in Italia giocano a rialzo.

E che dire di quelli che vanno contromano su una strada pericolosa quanto i tornanti de “el camino de la muerte”?

Una volta mi sono soffermato più del solito a osservare l’incauto autore di tale gesto irresponsabile, e i risultati non si sono fatti attendere. È più forte di me: devo sapere che faccia ha l’idiozia. 

Perché l’idiozia ha una faccia, e quando la vedi come faccio io, esclami “Perdincibacco! È proprio lei!”.

Beh, dopo aver osservato per un microsecondo quest’agglomerato di atomi di merda e ignoranza che peraltro aveva due figli e una moglie incinta in macchina, sapete che è successo? Questo tipo ha fatto retromarcia, mi ha affiancato, ha abbassato il finestrino e mi ha detto:

- Chevvòi?

- Mi scusi?

- Che cazzo vuoi? Ho fatto qualcosa di sbagliato?

- Io non le ho detto niente. Ma ora che me lo chiede, in effetti, sta andando contromano.

- Embè? Te do fastidio?

- Beh… Sì.

- E in che modo te do fastidio? Sei passato no? Che vordì che te fermi e me guardi?

- Niente, volevo solo vedere che faccia avesse un coglione.

E ho dato gas. Vigliacco, certo, ma la sensazione stupenda data dalla cosiddetta “ultima parola” non ha prezzo. Un sorrisetto beffardo mi si è disegnato sul volto, mi sono acceso una sigaretta e ho fatto partire lo stereo sfrecciando sull’Appia.

A nessuno frega niente degli altri. Tu non rispetti me. Perché io devo rispettare te? E soprattutto perché devo rispettare tua madre che non ti ha insegnato a leggere i cartelli stradali?

Datemi un motivo per farlo. E io smetterò di insultare questa gente. E le loro mamme.

Ma non sono solo gli autisti menefreghisti a farmi salire il sangue alla testa. Sono gli idioti in generale, e gli idioti sono una merce inflazionata a Roma.

Come penso saprete, gli interminabili lavori dell’utopica metro C, che hanno come solo e unico scopo quello di dare un altro motivo di lamentela ai nostri pronipoti e un tetto in più agli immigrati con la fisarmonica, hanno portato all’ennesimo “disagio”: la tangenziale est da Piazza Bologna in poi è chiusa.

Ebbene, una sera stavo riportando a casa una ragazza.

Sapete, una di quelle decerebrate che ridono come iene alla parola “culo”, che abitano a Vetralla o a Ceprano, e che proprio quella sera volevano darsi una “botta di vita” andando a Roma e uscendo di casa senza preoccuparsi di come tornare indietro. Esatto, una di quelle che alle 4 del mattino riescono a scroccarmi un passaggio facendo leva sulla mia magnanimità.

Non ci posso fare niente, se le avessi detto di no la mia immaginazione mi avrebbe portato davanti agli occhi l’immagine di lei stuprata ripetutamente da un branco di negri lebbrosi che si saziano della sua carne mentre è ancora viva e strilla.

Come?

Ah, ok, siete di quelli che…

Va bene: un branco di uomini di colore affetti da lebbra che si saziano della sua carne mentre è ancora viva. E strilla. Contenti?

Dicevo, quest’essere appena al di sopra della soglia del ritardo mentale ha continuato per buona parte del viaggio a parlare ininterrottamente di quanto le piacciono le ballerine, i vestiti a pois e Grey’s Anatomy, ignorando il fatto che non c’è niente al mondo che odi di più di Grey’s Anatomy.

Immaginate l’odio che si è fatto largo nelle mie vene quando ho visto che quell’unica strada che mi avrebbe portato in fretta a casa di questo grillo canterino era chiusa. Ho girato in tondo per circa mezz’ora alla ricerca di un possibile spiraglio che mi permettesse di costeggiare la tangenziale ed eludere il passaggio bloccato. Niente.

A quel punto sono risalito per via dei monti tiburtini, e all’incirca a metà strada in direzione Nomentana mi sono imbattuto in un’asfaltatrice parcheggiata di fianco all’ennesimo svincolo chiuso. Mi sono fermato di fianco ai birilli che delimitavano la strada che “posso attraversare” da quella che “non mi fanno attraversare”, sono sceso dalla macchina e mi sono diretto verso un operaio seduto a fumare.

(E ci tengo a sottolineare il fatto che ci sia il verbo “fumare” al posto del verbo “lavorare-così-mi-levo-dai-coglioni-e-la-gente-può-riprendere-a-passare-di-qua”)

- Mi scusi, io dovrei passare per via di pietralata, mi può dire come raggiungerla da qua?

- Chestaffà? Te da qua nun ce poi passà!

- Sì, lo vedo, ci sono 4 cartelli e 6 birilli a provarlo. Vorrei solo sapere come…

- Tu qua nun ce poi sta! Te ne devi annà! Nando! Vieqquà che ce sta uno che non se ne vole annà!

- No, guardi, c’è un equivoco, io voglio solo…

- Ma te voi er cazzo che te se frega! Te ne devi annà da qua, non ce poi sta qua!

A quel punto un fremito mi ha attraversato la schiena in un lampo.

Sei più fottuto di una battona all’ora di chiusura. Ora sono cazzi tuoi.

Le mie palpebre hanno strizzato leggermente i miei bulbi oculari, i miei nervi si sono tesi tutti all’improvviso donando al mio corpo un assetto più aerodinamico (un po’ tipo “puma che ringhia”), il mio cervello ha eliminato ogni filtro e ha partorito quanto segue:

- Cristo, ti sto chiedendo un’informazione e tu continui a ripetermi che “da qua non ce posso passà”? Lo vedo da me che “da qua non ce posso passà”, ci stanno duemila cartelli e altrettanti birilli e lucette intermittenti a dirmi che “non ce posso passà”! Cosa c’è, ti pagano per dire a tutti che “da qua non ce ponno passà”? Ecco perché fai questo lavoro di merda: l’unica cosa che sai fare è sfasciare e asfaltare, sfasciare e asfaltare! Mi chiedo come abbia fatto a mettere incinta tua moglie: sfasciandola o asfaltandola? Ma il coglione sono io che continuo a parlare con te! Che l’unica cosa che ti preoccupa è se la Roma vince, se mangi tutti i giorni e se “da qua ce poi passà”! Continua, sfascia e asfalta! sfascia e asfalta! Vai così che per il 2050 ci date ‘sta cazzo de metro C che neanche è finita e ha già rotto il cazzo a tutti!

Odioso. Pungente. Sprezzante. La ragazza che era in macchina con me non ha più detto una parola per tutto il viaggio. Mi amo quando faccio così.

A Pechino in 2 anni hanno costruito 5 linee della metro.

A Roma in 2 anni gli ingegneri hanno fatto appena in tempo a intascare le mazzette.

Ma poi diciamocela tutta, a chi serve la metro C? La metro non la usa nessuno, se non quelli che non possono farne a meno. Volete sapere come andrà a finire?

- Noooo, ma per arrivare fin lì devo cambiare la metro 2 volte! Meglio il SUV, è più comodo!

Esatto, i SUV: quella specie di cassa da morto che beve come Paris Hilton a un openbar, necessario alla vita di tutti i giorni come Paris Hilton al CERN e guidati da portatori sani di neuroni morti. Come Paris Hilton.

L’unico mezzo di trasporto superfluo per chi vive in città, ma di cui le menti più raffinate non possono fare a meno.

Lui ha la macchina più grande della mia? Come osa!

La mia macchina deve essere più grande della sua.

Al semaforo o in una strettoia devo passare prima di tutti, ne ho bisogno!

Voglio parcheggiarmi dove mi pare quando mi pare!

Voglio suonare il clacson a tutta manetta se trovo qualche plebeo parcheggiato in doppia fila davanti al mio bolide!

Tu hai una laurea? Io ho un SUV!

Tuo nonno aveva una macchina molto grande, certo.

Ma tuo padre si è comprato una macchina molto più grande di quella di tuo nonno.

Poi hai comprato il SUV, che è una macchina molto più grande di quella di tuo padre.

Tuo figlio si droga perché, a meno che impari a pilotare Mazinga Z, non esistono auto più grandi della tua.

Una volta ci si misurava i piselli e si scherniva con disprezzo chi l’aveva più piccolo.

Ma la natura è maligna, è troppo randomizzata, non è classista: ci sono anche poveri ben dotati. Siamo in democrazia, quindi se vuoi ora puoi avere qualcosa di più grande degli altri.

Uguali possibilità. Il sogno americano. Si è avverato.

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