Oceano Male

tra il dire e il fare c'è di mezzo il male

6 notes &

Slavery 2.0

di Brigitta Bulgakov

La ragazza sorride alla videocamera ed inizia a cantare seducente. Il suo costume di scena é un misto tra un gonnellino tribale e una sdrucita canottiera anni ‘90 dai colori improponibili e che solo dei tedeschi su una pista da sci altoatisina di terz’ordine potrebbero sfoggiare. Un campo da calcio; delle riprese di repertorio. Vari formati televisivi si susseguono palesando l’importanza storica di quegli specifici incontri sportivi. Le divise sono coloratissime: palesano l’appartenenza dei giocatori delle varie nazioni che si danno battaglia sui diversi campi da gioco e in diverse epoche. La ragazza dai capelli ricci e biondi  muove vistosamente le natiche blaterando versi in una lingua che non pare appartenergli ma che tuttavia sembrano integrarsi assai bene con le note del brano che scorre. A lei si uniscono alcuni esemplari negroidi in un convulso ballo a sincrono. Mirabolanti azioni calcistiche, entrate a far parte della storia di uno sport e della cultura popolare in generale, si susseguono sullo schermo alimentando l’incalzante ritmo tribale, che caratterizza la canzone che la ragazza bionda continua imperterrita a recitare; é come una preghiera o una nenia trascinante, non ci si può non abbandonare al crescendo melodico. Si intravedono anche celebri legende calcistiche tra i filmati di repertorio; gaudio generale, riprese a piombo sullo stadio che greme di persone in totale adorazione. La ragazza é attorniata da enumerevoli negri abbigliati come ridicoli pagliacci: con abiti colorati e dalle facce felici e spensierate e… per un attimo credo che in Africa si faccia quello dalla mattina alla sera e che l’apartheid sia stato solo uno squallido film horror di serie B anni ’70; magari di Marco Antonio Andolfi. Il colera, la malaria e l’aids solamente delle ridicole barzellette metropolitane atte a spaventare gli stranieri e gli ignoranti. “Tsamina mina eh eh, wakka wakka eh eh…” la ragazza si scambia sguardi complici con il resto della combriccola ‘diversamente colorata’. Con il suo sguardo malizioso, da portoricana platinata con la ricrescita, ella sembra voler suggerire alla marmaglia testuali parole: “Brave, scimmiette…ballate! Che alla fine delle riprese mi faccio una striscia di cocaina lunga come il perimetro del Soccer City di Johannesburg  e nessuno di voi, morti di fame, potrà impedirmelo… ballate! ballate, miei menestrelli! Mentre i nipoti dei Boeri si spartiscono le ultime risorse della quale i vostri avi, cavernicoli del cazzo, non hanno mai saputo usufruire; semplicemente adagiandoci sopra i loro sporchi culi zulù…”. E il sogno americano, ancora una volta, si avvera. Scrivere la leggenda é di nuovo possibile: basta far sparire ciò che c’é di brutto e sbagliato selezionando accuratamente il materiale da esibire quando si ha intenzione di parlare di qualcosa. L’Africa é fatta di gente felice e spensierata che vive in simbiosi con la natura. Loro saltano con le gazzelle, corrono con i leoni e “agli elefanti parlano negli orecchi”. E’ gente saggia, illuminata, perché non desidera e non ambisce a nulla. E’ gente semplice e speciale: a suo agio nella povertà della vita. La tratta degli schiavi non ha mai avuto luogo. Lo zio Tom non é mai stato ghettizzato in quella fottuta capanna! I Mau mau? Senza dubbio un’invenzione dei media e del loro stramaledetto processo di globalizzazione. This time for Africa.

  1. mirroredteddy reblogged this from oceanomale
  2. oceanomale posted this