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Un Colpo al Quore
Di Brigitta Bulgakov
Erano giorni che Mary non lo vedeva in giro per casa. Poi, tutto d’ un tratto lo trovò sotto il divano, immobile, indifeso.
Forse, come ogni altro ‘piccolo animaletto domestico’, era andato a nascondersi in qualche strano pertugio per star da solo.
Per morire solo.
Mary lo fissava incredula; si sorprese allibita e silente.
Non riusciva a credere ai propri occhi: di quella compagnia gioiosa, la quale tanto amore incondizionato le aveva arrecato, ora non v’era più traccia. Andata.
Andata per sempre.
Neanche un cenno, le aveva dato. Qualcosa che le avrebbe potuto dare il minimo sentore di ciò che sarebbe successo di lì a poco.
Forse avrebbe potuto fare qualcosa per lui.
Forse avrebbe potuto salvarlo; ed ora, invece, era tutto finito.
Mary, in cuor suo, faceva quello che già tante volte in passato aveva fatto: si riprometteva che non sarebbe mai più successo.
Che non si sarebbe mai più presa la briga di adottarne un altro. Nessuno di quei dolci frugoletti sarebbe mai più entrato dentro di lei.
Non si sarebbe mai più fatta prendere il cuore in una morsa.
Non si sarebbe mai più affezionata per poi pagare nel momento dell’abbandono.
E sarebbe successo, magari, proprio nel momento in cui più anelasse il bisogno di un surrogato d’affetto.
Quei precisi momenti nei quali si é soli e si é costretti a rimanerci.
Quei momenti in cui si ha bisogno di una presenza amica. Una spalla di conforto sulla quale piangere delle proprie disgrazie una volta tornata a casa da un’intensa giornata di lavoro, costituita, perlopiù, da semplice e stressante routine.
Lui se ne era andato. Anche lui non c’era più, oramai.
Giaceva proprio lì, nell’angolo. Privo di vita.
Il vibratore. Rotto.