Oceano Male

tra il dire e il fare c'è di mezzo il male

Notes &

Guerre Pudiche

Di Leslie Nietzsche

Viviamo in un paese in cui se parli di “banda larga”, “coppie di fatto” e “grattacieli” l’inquisizione vaticana ti brucia sul rogo. E s’incula tuo figlio in conclave. 

No all’aborto. è vero, il tuo fidanzato è un gigantorme vigliacco senza palle, ma per far contento il tuo Dio dovrai crescere da sola il figlio del rapporto con una merda che ricorderai finché campi, prostituirti per pagargli l’università di medicina che tanto mollerà al secondo anno, e mantenerlo fino ai 30 anni affittando all’ora un culo tumefatto dalle piaghe dell’AIDS.

Ma almeno non andrai all’inferno. Se esiste.

Preservativo è uno dei tanti nomi con cui Satana si fa chiamare. Dio preferisce di gran lunga vederti contorcere sul pavimento in preda agli spasmi causati dal virus del papilloma umano in conflitto con epatite C e gonorrea piuttosto che vederti godere di uno stantuffo premurosamente cellofanato.

Nella Bibbia non si fa menzione di anticoncezionali e aborti. Quindi voi donne dovreste vivere la vostra sessualità come fece la Vergine Maria: rimanendo incinte con niente.

Se fosse per la Chiesa adesso staremmo bruciando tutte le pornostar, che hanno evitato migliaia di stupri. A parte quello di vostro figlio, in conclave.

Ma non è solo colpa della Chiesa. Anche noi italiani ci mettiamo del nostro.

Se fosse per la maggior parte di noi non ci sarebbe il progresso.

Tuttavia non mi sento neanche di incolparci per questo: l’uomo ha da tempo superato la soglia delle invenzioni catalogabili come “necessarie” e “utili”, e sta felicemente naufragando nell’oceano del superfluo.

Dite di no? un Commodore 64 ha mandato un uomo sulla Luna.

E serve un Pentium IV per aprire Windows Vista.

Ok, è vero, col Commodore col cavolo che ci vedi i video, ascolti musica o usi facebook.

Ma se per l’allunaggio fosse stato usato Windows Vista saremmo morti tutti, non solo Neil Armstrong e colleghi. Tutti. Vi sfido a dire il contrario. E vi sfido a trovare un qualsiasi altro sistema operativo che per qualsiasi tipo di operazione non vi chieda 3 finestre di preliminari.

“Houston, abbiamo un problema. Il software che dispensa ossigeno si è impall….”

Quando invece viene introdotta una macchina che ha dei lati positivi innegabili e solo qualche difetto, allora si scatena un putiferio. E’ successo con la televisione. E’ successo (e succede ancora, purtroppo) con Internet. E oggi più che mai il progresso scientifico non è visto di buon occhio.

Body scanner. Bastano due parole che il 97% degli italiani non ha mai sentito prima a provocare il panico.

La macchina, partorita di recente per far dormire tranquilli quei bacchettoni degli americani, non è altro che un metaldetector di ultima generazione che molto presto verrà installato in tutti gli aeroporti del mondo.

Il body scanner riproduce solo una pixellosa sagoma di te, priva di qualsiasi lineamento che vada oltre il minimal dell’omino stampato in serie sulle porte dei cessi.

Ma ha un limite (se così si può chiamare) che una graziosa e avvenente signorina non ha digerito.

Ma andiamo con ordine.

Come sapete il body scanner è ormai obbligatorio se hai intenzione di raggiungere zone “a rischio” come Stati Uniti, Giappone, Iraq e il mio colon d’inverno.

Passando sotto quell’affare non dovrai più vuotare le tasche, né farti mettere le mani addosso da steward che a furia di palpare la gente stanno diventando asessuati come Tonio Cartonio o Tremonti, né fare file chilometriche perché il vibratore di suor Paola si è accidentalmente messo in moto proprio mentre si imbarcava al gate 6 per un viaggio di “piacere” in Thailandia.

Il body scanner non riproduce niente di intimo. Niente di direttamente riconducibile a un pene ridicolosamente piccolo o a due tette particolarmente flosce. Rileva semplicemente tutti quegli oggetti che non fanno parte del tuo corpo, siano essi infilati in tasca o infilati nel culo.

Se però – e ripeto però – le succitate parti intime del corpo sono particolarmente grandi (cosa di cui si dovrebbe gioire, condividendone i vantaggi sociali con il mondo), la macchina non è in grado di nasconderne i lineamenti. E perché mai dovrebbe, dico io?

In questi casi, la sagoma che verrebbe fuori dal body scanner paleserebbe ovviamente il profilo di due tette monumentali, se siete donne dal seno grande o il profilo di un gran bel cazzo se siete uomini che non devono chiedere mai.

Il punto è: se hai due seni particolarmente floridi, si vede. Si vede d’inverno quanto d’estate. Al bar quanto in spiaggia.

E gli uomini ti urlerebbero “ah fata!” tanto d’inverno quanto d’estate. Al bar quanto in spiaggia.

In un body scanner quanto nella vita reale.

Ebbene, qualche giorno fa una ragazza giovane e dotata di due gran bei polmoni si è sentita urlare dall’interno del body scanner la frase “ammazza che bocce!”, e ha immediatamente sporto denuncia per l’accaduto definendosi “violata nell’intimo”.

E naturalmente tutta quella schiera infinita di emerite teste di cazzo cattoliche benpensanti antiabortiste si è scatenata in un vero acquazzone di critiche al body scanner.

Il festival della logica: immaginate un processo per omicidio in cui l’imputato non è quello che ha tirato il grilletto, ma il manovale che ha costruito la pistola. Immaginate che lo condannino a morte e si inculino il figlio in conclave. Vi sembra logico? 

E poi, scusate, ma qui urge una mediazione culturale tra uomini e donne sul concetto di “complimento”.

Se qualche addetto al body scanner un bel giorno mi urlasse “complimenti per la mazza! che Dio te la preservi intonsa!” io andrei in giro con la patta aperta e il petto in fuori per una settimana.

Perché dovrebbe darmi fastidio? In qualche modo l’essere dall’altra parte dell’altoparlante mi sta facendo un complimento.

Quando un uomo vi dice “ammazza che bocce”, è attratto da una parte di voi. è un complimento.

Non sta cercando di stuprarvi o di offendervi. Mi rendo conto che gli unici complimenti che una donna riceve nella sua vita sono tesi a portarla a letto o a venderle un paio di scarpe, ma se il mittente del complimento è un frustrato che è rimasto rinchiuso in un body scanner per 8 ore, non c’è niente di cui preoccuparsi.

Siamo arrivati al ridicolo. Un uomo viene condannato a 8 giorni di prigione perché ha fissato con troppa insistenza un’avvenente passeggera sul treno.

E poi si lamentano per le poche attenzioni che ricevono dai loro uomini!

Ah, le donne! Chi le capisce è frocio.

“Hai una faccia da facial” è un altro complimento bellissimo. E romantico.

Significa che il tuo viso è perfetto, dai lineamenti dolci, delicato e non ci sono difetti visibili.

Certo, forse detto così è un po’ brutale, ma se facessi sfoggio delle mie capacità poetiche e dicessi “preferirei eiacularti in faccia ora e morire, piuttosto che vivere un’intera vita senza mai farlo” non suonerebbe già come qualcosa di dolce?

Eppure il fatto che un uomo possa mostrare apprezzamento per qualcosa eiaculandoci sopra sembra troppo irreale per essere vero.

Non sarebbe bellissimo se questo gesto fosse socialmente accettato e accomunato – non so – ad un abbraccio, o una carezza?

Pensateci: torneremmo a casa la sera, dopo una lunga giornata di lavoro, ed eiaculeremmo addosso al nostro cane, in faccia a nostra moglie e sulla deliziosa cena che ha preparato per noi.

Eiaculeremmo per mostrare la nostra gioia, per scacciare il dolore che attanaglia le nostre giornate grigie in un paese che non investe nel nostro futuro.

Eiaculeremmo più spesso, e più spesso le endorfine si farebbero strada nel nostro corpo donandoci la tranquillità.

Niente più stupri. Niente più litigi alla cassa o agli incroci. Saremmo più felici.

Senza contare che qualcuno deve pur pulire gli schizzi per strada. Ergo: nuovi posti di lavoro per i fuorisede che devono arrotondare la misera paga del call center di Fastweb dopo aver mollato l’università di medicina al secondo anno.

Pensateci. E pensate che ci sono ragazzine che mandano ai ragazzi foto porno in pose porno in cambio di una ricarica al cellulare. Questo sì. Lo sperma no. Perché? Pensateci.

E ora scusate, ma ho una crostata di mele sul tavolo che attende il mio seme.